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27 gennaio 2006

...buon viaggio a tutti...

accadono cose che sono come domande.
Passa un minuto, oppure anni,
e poi la vita risponde.

(A. Baricco)


E' finita.
Chiudo questa esperienza, domani mattina parto.
Tante risposte le ho trovate e tante domande sono nate...
la vita continua...in altro modo, in altri luoghi...trovero' le altre risposte.

Buon viaggio a tutti voi che mi avete seguito, che avete viaggiato con me
... siamo tutti viaggiatori in questo mondo.

Stefania







permalink | inviato da il 27/1/2006 alle 17:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

26 gennaio 2006

...ho vinto io...

ho chiuso il secondo baule…
anche su questo ci sono dovuta salire in ginocchio per chiuderlo…

ho firmato gli ultimi documenti.

ho iniziato a scambiare indirizzi e numeri di telefono.

 

Inutile ormai far finta di niente.

Sta finendo.

 

Resta poco…
poco tempo per fare le ultime cose qui,
per salutare tutti i colleghi che ora sono amici
con qui ho vissuto questi lunghi ma intensi mesi qui a Kabul.

 

Resta poco per dirsi tutto, ma non ce la faremo a dirci tutto…

"Ci vedremo in Italia"…"si ci rivedremo"…
non sarà la stessa cosa, ma ci rivedremo…

frasi consolatorie…tanto lo sappiamo tutti benissimo che
quello che abbiamo costruito non si ripete,
questa armonia, questa piccola “famiglia”,
questo modo di stare insieme non avrebbe senso se non qui,
in questa realtà, in questo piccolo angolo di mondo,
con questo stress addosso che abbiamo condiviso tutto il giorno…

 

Sono davvero contenta di tornare a casa,
ma allo stesso tempo sono consapevole di chiudere una parentesi importante,
un’esperienza che mi ha dato tanto…
tutti mi hanno dato tanto, chi in bene chi in male,
ho conosciuto un altro modo di vivere,

mi sento cambiata eppure sono sempre io

mi sono riscoperta capace di sopportare la distanza,
la malinconia, lo stress, il freddo, la morte … e sono viva…
e inshallà torno a casa e questo blog finirà di essere…e un po’ mi dispiace…


appuntidiviaggio è nato con questo viaggio,
per restare vicini anche a distanza,
per farvi vedere quello che i miei occhi vedevano,
per farvi vivere quello che io vivevo…

Ora che il viaggio è finito non avrò più da scrivere di Afghanistan,
di sabbia e polvere, di sole bollente e freddo che ghiaccia le ossa,
di puzza e campi minati, di case bombardate e bambini scalzi…
ora che il viaggio finisce il resto ve lo racconto a voce,
magari davanti a un buon caffè, seduti su comode poltrone, 
magari anche con un po' di buona musica...

 e voi mi racconterete le vostre storie…ognuno di noi ha la sua storia …

 

Non avrei mai immaginato tanto seguito da parte vostra,
mai mi sono sentita sola 
sentivo che le mie giornate non passavano inosservate ai vostri occhi,
alla vostra curiosità…


ora torno, torno tra voi, torno alla “banale routine” di roma,
casa-lavoro-danza-casa,
fino a che non mi inventerò qualcos’altro (temete!!!)


ma in tutto questo… qualcosa resta…
di tutto questo qualcosa resterà, ne sono certa:
se solo penso al modo con cui guardo alla vita, a quello che mi aspetta,
al valore che ho imparato a dare ai miei affetti,
alle persone che mi hanno aspettato…e a quelle che non ritroverò…

qualcosa resta sempre…

 

Era questo quello che volevo…mi sono messa alla prova, ho vinto io…




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25 gennaio 2006

viaggi & miraggi

Oggi mi sono ritagliata un paio d’ore per organizzare i miei bagagli: non è facile smontare la “mia stanza”, iniziare ad imballare tutto, decidere cosa non mi servirà nei prossimi giorni…e soprattutto non è facile farci stare dentro tutto!

Mi sono dovuta sedere sopra i bauli per chiuderli!

…è strano, ma in missione si parla di bauli e non di valigie…la cosa mi piace, mi sa tanto di colonialismo alla Karen Blixen! …peccato però che papà verrà a prendermi con una macchina normale e non con un carro da pioniere del west!

 

Il lavoro è ancora tanto e so già che non riuscirò a finire tutto, arriverà il giorno della partenza e quel che è fatto è fatto, ma … è già arrivato il nostro cambio, che anche se ancora ha le idee molto vaghe sul lavoro, sicuramente presto prenderà in mano la situazione.

Siamo tutti perfettamente sostituibili…consola il fatto che tutto andrà avanti comunque.

 

Ma io mi sono arricchita da tutto ciò, ho imparato tanto, sono cresciuta tanto…questo è quello che riporto a casa e ne sono soddisfatta.

Ce l’ho fatta!

 

“certi angoli del presente  fortunatamente diventeranno curve nella memoria,

e quando domani ci accorgeremo che non ritorna  mai più niente… finalmente accetteremo il fatto come una vittoria…

perciò pedala pedala che il tempo è tutto da bere
e non guardiamo in faccia nessuno e nessuno ci guarderà,

beviamo tutto, sentiamo il gusto del fondo del bicchiere…

ma partiamo partiamo non vedi che siamo partiti già…”

 

Francesco De Gregori - Viaggi & Miraggi




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23 gennaio 2006

ultime uscite prima della partenza...ultime impressioni...

A Kabul d’inverno la corrente arriva la notte, per 3 ore, a giorni alterni.

La produzione di corrente qui è la stessa estate e inverno

…ovviamente con questo freddo i consumi sono superiori e la corrente non basta…

 

Qui i canali televisivi locali sono 4.

Uno è governativo.

Uno è stato quasi del tutto censurato,

ma tenta di resistere tramite appelli e ricerca di consensi della popolazione.

Uno manda in onda solo vecchi film indiani;

per chi ha passato metà della sua vita da rifugiato in Pakistan non ci sono problemi di comprensione,

gli altri sono tagliati fuori.

Uno ha lo stesso nome della compagnia aerea afgana: Ariana channel.  

 
Nonostante la povertà e la miseria della popolazione,

anche se le case sono di fango o sono dei container/baraccopoli

…potete notare delle enormi parabole sui tetti:

voglia di sapere cosa c’è oltre?

 

Oggi sono tornata all’Aliabad Hospital.
Non penso che avrò altre occasioni di tornarci.

Ho rivisto i bimbi del kindergarten.

Appena entrata una delle bimbe mi ha riconosciuto
e mi ha fatto un sorriso enorme. Gli occhi vispi le brillavano.

Peccato…ora che il muro di diffidenza iniziava a sgretolarsi…

 

Oggi: palloncini colorati da gonfiare e aquiloni per tutti!

Il vento a Kabul non manca…e non ci sono più i talebani a proibirli.




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23 gennaio 2006

la Santa delle piccole cose

Preghiera di Santa Teresa:

Possa oggi esserci la pace.

Possa tu avere fiducia nelle tue possibilità,
che tu sia esattamente dove avresti voluto essere.

Possa tu non dimenticare le infinite possibilità
che nascono dalla fede.

Possa tu usare questi doni che hai ricevuto
e trasmettere l'amore che ti e' stato donato...
Sii contento di sapere di essere figlio di Dio ....

Sia questa presenza fissata nelle tue ossa,
e permetti alla tua anima di

essere libera di cantare, ballare, glorificare e amare.
Sia così per ognuno di voi ...



p.s. Santa Teresa e' nota come
la Santa delle piccole cose, significa cioè che credeva nel fare

le piccole cose bene e con amore.
E' anche la patrona dei fiorai
e viene rappresentata dalle rose.




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22 gennaio 2006

paura di dimenticare...

La partenza si avvicina.

Cerco di imprimere nella mente le ultime cose che vedo
…paura di dimenticare...

Una volta tornata alla mia realtà chissà in che modo ricorderò tutto questo,
come vive questa gente, lo sguardo adulto dei bambini,
la terra arida, le esplosioni….quelle “controllate” e quelle che “non si sa”
(…il cervello sa che sono controllate, ma la pancia no…),

 


le pecore di pastori kuchi con la coda grassa (fat-tailed),
i camion colorati che arrivano in bilico da Pakistan,
i cammelli che indifferenti a tutto
continuano a masticare in mezzo al niente, 

le case di fango che si sciolgono quando piove,
i container portati dopo la guerra dalle organizzazioni umanitarie
che sono diventati negozi e bazar,


della carne appesa per le strade, dei burka azzurri senza sguardo,
dei residui bellici abbandonati ovunque,

dei meravigliosi cavalli afgani, quelli che usano per il buskashì – lo sport nazionale, degli uomini con la barba lunga e il copricapo che infonde autorità,
delle montagne rosa confetto alla prima luce del mattino quando mi alzo …


...e incantata ammiro la loro maestosità...
mentre percorro "maledicendo" i 142 passi che sotto zero mi dividono dal bagno!
meno male che ci sono le fotografie...
ma questo credo che me lo ricorderò!!!




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21 gennaio 2006

valigie, feste e pensieri...

si sta avvicinando il mio ritorno a casa.
Ancora non ho chiaro cosa sta succedendo, ho ancora tante cose da fare qui,
avrei ancora tante cose da fare...
ma l'atmosfera sta cambiando, si respira aria di ritorno:
con i colleghi si e' iniziato a parlare di orario di voli,
di valigie, di documenti da fare...
e allora questa cosa sta prendendo forma: torno a casa!


E tutto sommato quando ci penso, quando penso a casa...mi viene davvero voglia di tornare. 

Domani e' domenica...non cambia molto perche' tanto dovro' lavorare lo stesso,
anzi mi svegliero' anche prima del solito!
Stasera gli amici tedeschi hanno organizzato una festa: 
wurstel e hamburger, musica rock, tanta birra e tanto fumo;
gia' so che molti di loro si ubriacheranno e noi italiani "a una certa"
troveremo una scusa per andarcene prima. 
Rientro al nostro compound, doccia bollente effetto "raviolo al vapore" (citazione di Andrea), check della stufa (per vedere se con il gasolio riusciamo a tirare fino a domattina),
pigiama di pile e mi "imbusto" (altra citazione di Andrea)...

e "imbustata" inizio a pensare...
penso soprattutto a quello che c'e' fuori dal compound, a quello che vedo tutti i giorni quando esco da qui, a tutta la pesante eredita' che la guerra ha lasciato a questo paese.
 

ho avuto la fortuna di non conoscere un paese in guerra, di non assistere ai bombardamenti, ai razzi che piovono intorno, ai morti e ai feriti per le strade…

ma posso osservare le conseguenze di tutto questo.


L’Afghanistan porta i segni evidenti di tutto questo, della guerra.

 

Ora qui la guerra è finita…o meglio…continua sotto altra forma:
adesso c’è questo stillicidio del terrorismo che goccia dopo goccia, attentato dopo attentato, cerca di sfiancare il “suo nemico”…

 

Quale nemico?

I militari americani che continuano a cercare il "loro Bin Laden"?
Le forze NATO che cercano di dare la "loro cornice di sicurezza" a questo paese?
la nuova classe politica afgana?
La pace?

 



 




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19 gennaio 2006

...ma il benessere quando arriva?

 

 

…dopo tanti mesi questo mondo mi sembra ormai “normale” e allo stesso tempo ancora troppo “diverso” dal mio, dal nostro mondo…

come in tutti i paesi devastati dalle guerre, anche in Afghanistan i contrasti sono molto evidenti: chi era ricco lo è ancora, e chi era povero ora lo è ancora, se non di più…


sta diventando tremendamente difficile vivere qui:  tutto è molto costoso…terribilmente costoso.

Una famiglia per poter vivere a Kabul (o sopravvivere...visto che qui le famiglie sono molto numerose)  dovrebbe disporre di almeno 200 dollari; un poliziotto della KCP (la Kabul City Police) guadagna 38 dollari al mese…

Come evitare la corruzione?

L’Afghanistan non produce quasi nulla dei beni necessari al sostentamento…quasi tutti i prodotti che si trovano qui sono importati…e importare costa, il trasporto costa, conservare costa…
tra l'altro il trasporto per l'Afghanistan non è davvero cosa da poco: qui non arrivano treni, strade ferrate inesistenti (ho trovato una cartina nell'ufficio del Sindaco datata 1978 dove è riportata una ferrovia che arrivava in città costeggiando la Jalalabad road...ora non se ne vede traccia); le strade percorribili sono poche e quelle poche non sono sicure né scorrevoli; ci vogliono giorni se non settimane per viaggiare fin qui; per non parlare di quando nevica....la neve e il ghiaccio bloccano i valichi e i passi per accedere dal Pakistan - il famoso Kyber Pass per le vie della seta-, dal Tajikistan, dallTurkmenistan…
 
Il trasporto aereo è l’unico affidabile…ovviamente quando le condizioni meteo lo consentono: questa settimana KAIA (Kabul International Airport) ha chiuso per due giorni a causa delle forti nevicate e poca visibilità. Inoltre si può atterrare solo di giorno…questo significa che nel pomeriggio tramonta il sole e il traffico aereo si ferma, tranne quello militare autorizzato.

tutto ciò ha delle conseguenze devastanti sulla vita del paese

é come se ci fosse un embargo commerciale…i prodotti arrivano, ma chi può permettersi di comprare?




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17 gennaio 2006

le donne afghane

ho incontrato il Ministro per gli Affari delle Donne...un donna: Massouda Jalal.
Ci ha ricevuto con mille cerimonie nel suo ufficio...molto moderno con stupendi tappeti afghani a terra, divani in pelle beige, tavoli bassi stile etnico-moderno, un mega-televisore in un angolo, librerie con faldoni ben ordinati e cartelline e pratiche sulla scrivania...
insomma un ufficio vero, di una persona che lavora...
Abbiamo parlato in inglese, con tranquillità,
abbiamo preso il té (meno male....l'ufficio per quanto bello e arredato bene, non aveva il riscaldamento!), l'uvetta passa, i pistacchi, le mandorle.

Abbiamo parlato dei problemi delle donne afghane, come affrontarli, come districarsi fra necessità femminili e la sharia, che governa la vita pratica di tutti. La Costituzione afghana è basata sulla sharia, gli effetti della religione sono presenti anche nella "practical life"

una prima e importante questione che abbiamo affrontato è stata
l'aspettativa di vita di queste donne: 
l'Afghanistan è uno dei pochi paesi al mondo dove le donne hanno una aspettiva di vita
in media più breve rispetto agli uomini.
le risposte vengono da sé.
Qui le donne non si nutrono come gli uomini, non si curano,
vanno dal medico solo se accompagnate e se hanno il permesso di farlo,
non hanno le stessi diritti degli uomini ...tutto ciò le logora...le rende più fragili...

abbiamo parlato dei mille perchè circa le detenzioni nei carceri femminili,
spesso più popolose di quelle maschile:
spesso in Afghanistan le donne pagano per delitti commessi dagli uomini della loro famiglia, fratelli, mariti...

Il Ministro ci ha assicurato che molte di queste questioni sono allo studio da parte della Facoltà della Sharia e della Facoltà di Diritto, da parte del suo Ministero stesso,
ma..."to be active, we need to know our job"

in queste parole ho percepito una velata preghiera di aiuto alla Comunità Internazionale:
da soli non ce la possono fare.

una cosa è chiara:
se in Afghanistan le donne soffrono, soffrono anche i loro figli





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15 gennaio 2006

dove siamo...dove andiamo...

due giorni fa ho incontrato il Ministro dell'Agricoltura d'Afghanistan.
ci ha ricevuto nel suo ufficio tondo,
con un meraviglioso tappeto tondo a terra,
con le poltrone enormi disposte in circolo,
un grande tavolo di legno scuro intarsiato con sopra niente;
in una teca alla parete erano esposti in fila dei barattoli
 di vetro con un tappo bianco e un'etichetta bianca:
dentro ogni barattolo i semi delle colture afghane,
su ogni etichetta il nome del prodotto...
come quelle che usa papà quando ad agosto prepara il pesto.
.

si parlava in generale dei problemi del paese:
le strade inesistenti, quelle poche troppo malandate
per agevolare il trasporto dei loro prodotti ai mercati,
troppe importazioni, prezzi altissimi,
acqua non controllata, poca educazione,
poca sicurezza per i trasporti, terreni minati,
...poi una riflessione:
"per sapere dove dobbiamo andare, dobbiamo sapere dove siamo".

difficile aiutarli a trovare la strada.

chi si offre come consulente?




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